Analisi delle emissioni negli elettrolizzatori e nelle celle a combustibile PEMFC Tecnologie a idrogeno: focus sulle emissioni di PFAS

Un articolo a cura di Hannes Schlottmann, ricercatore, IWW – Istituto per la ricerca sulle risorse idriche | Tradotto dall'IA 7 min Tempo di lettura

Le celle a combustibile e gli elettrolizzatori sono elementi fondamentali dell’economia dell’idrogeno. Con il progressivo ampliamento di questa tecnologia, si pone la questione se e in che misura i PFAS possano essere rilasciati dai materiali utilizzati. Un progetto di ricerca mira a indagare le possibili emissioni e a valutare le misure da adottare per contrastare il rilascio di queste sostanze per- e polifluoroalchiliche nocive.

Fig. 1: Prelievo di campioni direttamente dal veicolo a celle a combustibile. L’acqua raccolta viene poi analizzata per rilevare la presenza di PFAS che potrebbero provenire dalla membrana della cella a combustibile.(Immagine: ZBT)
Fig. 1: Prelievo di campioni direttamente dal veicolo a celle a combustibile. L’acqua raccolta viene poi analizzata per rilevare la presenza di PFAS che potrebbero provenire dalla membrana della cella a combustibile.
(Immagine: ZBT)

È la visione di un futuro pulito e verde. E dal punto di vista tecnologico sembra del tutto realizzabile. L’economia dell’idrogeno è ampiamente considerata una delle tecnologie chiave per la decarbonizzazione e per aumentare la resilienza dell’industria, della mobilità e dei sistemi energetici. In particolare, gli elettrolizzatori e le celle a combustibile basati su membrane a scambio protonico (Proton Exchange Membrane, in breve PEM) consentono di utilizzare l’idrogeno in modo flessibile, efficiente e performante lungo l’intera catena del valore. Con il crescente potenziamento delle infrastrutture per l’idrogeno a livello mondiale, tuttavia, oltre alle questioni relative all’efficienza energetica e alla redditività, stanno assumendo sempre maggiore rilevanza anche le normative sui PFAS (PFAS: sostanze per- e polifluoroalchiliche), che si prevedono più severe, e gli aspetti ambientali delle tecnologie impiegate.

Le membrane PEM a base di polimeri per- e polifluorurati altamente funzionali appartenenti al gruppo dei PFAS rappresentano lo standard industriale attuale; le loro proprietà materiali uniche rivestono un’importanza fondamentale per le condizioni operative impegnative nelle celle a combustibile e negli elettrolizzatori. Le membrane si contraddistinguono per una spiccata stabilità termica, meccanica e chimica, nonché per un’elevata conduttività protonica. Queste caratteristiche garantiscono un funzionamento affidabile e duraturo delle celle anche in presenza di condizioni di carico variabili.

Nonostante la loro elevata stabilità, anche le membrane a scambio protonico sono soggette a un processo di invecchiamento durante il funzionamento. Si ritiene che la causa principale della degradazione chimica della membrana sia l'attacco da parte di radicali idrossilici altamente reattivi, i quali, a seconda della composizione della membrana e delle rispettive condizioni operative possono provocare la formazione dei più svariati frammenti di PFAS. Ed è proprio qui che si presenta un problema da prendere sul serio.

PFAS – Caratteristiche, rischi e impatto ambientale

Alla luce dei potenziali effetti negativi delle sostanze PFAS (cfr. riquadro informativo), negli ultimi anni sono stati introdotti numerosi valori limite, valori guida e valori di riferimento, ad esempio per l’acqua potabile. Con l’ampliamento della base di dati e una migliore comprensione degli effetti sulla salute, in futuro è prevedibile un ulteriore inasprimento dei requisiti normativi.

I ricercatori hanno già individuato diverse applicazioni industriali come fonti rilevanti di PFAS. Tra queste figurano, tra l’altro, alcuni siti produttivi dell’industria chimica e le schiume antincendio contenenti fluoro, utilizzate in particolare negli aeroporti. Mentre per queste fonti sono già state messe a punto e continuano ad essere sviluppate indagini e contromisure, finora sono disponibili solo pochi dati sul possibile rilascio di PFAS derivante da applicazioni legate alla tecnologia dell’idrogeno. Con la prevista forte espansione degli elettrolizzatori PEM e dei sistemi a celle a combustibile, si pone quindi sempre più spesso la questione se anche queste tecnologie causino potenziali emissioni di PFAS e in che misura potrebbero rendersi necessarie misure tecniche o normative.

Sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS)

Da alcuni anni il gruppo di sostanze denominato PFAS è sempre più al centro dell’attenzione della comunità scientifica, della politica e dell’opinione pubblica. I PFAS comprendono diverse migliaia di composti chimici, che si contraddistinguono per una stabilità eccezionalmente elevata nei confronti dei processi di degradazione chimica, termica e biologica.

Molti PFAS permangono per lunghi periodi nell'ambiente e possono accumularsi nel suolo, nelle acque superficiali e nelle falde acquifere. In particolare, gli acidi carbossilici e solfonici perfluorurati presentano un’elevata mobilità e possono diffondersi su vasta scala attraverso il ciclo dell’acqua. I composti a catena corta come il trifluoroacetato (TFA) sono inoltre estremamente mobili e si diffondono in tutto il mondo attraverso i flussi di trasporto atmosferici.

Gli effetti di molti PFAS sulla salute non sono stati ancora studiati in modo esaustivo. Per alcuni di essi, tuttavia, sono già stati dimostrati effetti negativi [2]. Tra questi figurano compromissioni del sistema immunitario, riduzione della fertilità, danni al fegato e ai reni, aumento dei livelli di colesterolo e un rischio maggiore di sviluppare determinati tipi di tumore. A causa della loro combinazione di persistenza, mobilità e potenziale tossicità, l’Unione Europea ha classificato i PFAS come sostanze cosiddette PMT (persistenti, mobili e tossiche).

Prime ricerche sui veicoli a celle a combustibile

Per una prima valutazione indicativa di questa questione, un team del Centro per la tecnologia delle celle a combustibile (ZBT) e dell’Istituto per la ricerca sulle risorse idriche (IWW) ha analizzato in uno studio il rilascio di PFAS da diversi veicoli a celle a combustibile (Fuel Cell Electric Vehicles, FCEV) [3]. A tal fine sono state prelevate campioni da due autovetture e da un veicolo commerciale, che sono stati analizzati per individuare composti selezionati del gruppo dei PFAS, utilizzando la cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa in tandem (LC-MS/MS) secondo la norma DIN EN 17892:2024-08.

Le analisi hanno evidenziato la presenza di PFAS in tutti i veicoli esaminati, con un totale di cinque diversi PFAS identificati. Particolarmente evidente è stata la differenza di concentrazione tra autovetture e veicoli commerciali, probabilmente attribuibile alle diverse dimensioni e configurazioni dello stack. I composti rilevati erano, con una sola eccezione, acidi carbossilici perfluorurati. La loro formazione appare in linea di principio plausibile alla luce dei processi di degradazione radicalica delle membrane attualmente oggetto di discussione.

Iscriviti subito alla newsletter

Non perdere i nostri migliori contenuti

Facendo clic su „Iscriviti alla newsletter“, acconsento al trattamento e all'utilizzo dei miei dati secondo il modulo di consenso (espandi per i dettagli) e accetto le condizioni d'uso. Per maggiori informazioni, consulta la nostra politica sulla privacy. La dichiarazione di consenso riguarda, tra l'altro, l'invio di newsletter redazionali via e-mail e il confronto dei dati per finalita di marketing con partner pubblicitari selezionati (ad es. LinkedIn, Google, Meta).

Espandi per i dettagli del tuo consenso
Fig. 2: La figura mostra la rilevazione di PFAS nell’acqua di scarico di tre veicoli a celle a combustibile (FCEV 1 e 2: autovetture; FCEV 3: veicolo commerciale). Sono riportate le concentrazioni misurate di diversi PFAS; le barre rosse indicano la quantità totale di tutti i PFAS rilevati. Per una maggiore chiarezza, sono riportati solo i valori superiori a 0,005 µg/L. S sta per campione, C per catodo e A per anodo.(Immagine: ZBT)
Fig. 2: La figura mostra la rilevazione di PFAS nell’acqua di scarico di tre veicoli a celle a combustibile (FCEV 1 e 2: autovetture; FCEV 3: veicolo commerciale). Sono riportate le concentrazioni misurate di diversi PFAS; le barre rosse indicano la quantità totale di tutti i PFAS rilevati. Per una maggiore chiarezza, sono riportati solo i valori superiori a 0,005 µg/L. S sta per campione, C per catodo e A per anodo.
(Immagine: ZBT)

Le concentrazioni rilevate si sono attestate complessivamente su livelli bassi. Per contestualizzare i risultati è utile consultare la guida alla valutazione dei PFAS basata sulle soglie di irrilevanza (GFS) e sui valori orientativi per la salute (GOW), messa a disposizione dal Ministero federale dell’Ambiente, della Protezione del clima, della Conservazione della natura e della Sicurezza nucleare (BMUKN). In base a quanto riportato, attualmente non vi sono indicazioni di un cambiamento negativo delle caratteristiche dell’acqua.Tuttavia, le normative vigenti non coprono tutti i PFAS presenti. Con l’introduzione di nuovi valori limite e l’ampliamento delle possibilità analitiche, le valutazioni future potrebbero quindi subire variazioni.

Gli studi preliminari hanno evidenziato che numerose questioni scientifiche rimangono ancora irrisolte. Qual è l’influenza delle diverse condizioni operative sulla formazione dei PFAS? Si formano altri PFAS al di fuori delle analisi standard consolidate? I PFAS possono presentarsi anche in fase gassosa ed essere rilasciati attraverso i flussi di aria di scarico? I composti rilevati provengono effettivamente dalle membrane o da altri componenti contenenti fluoro? In che misura i risultati ottenuti dalle celle a combustibile sono trasferibili agli elettrolizzatori PEM?

Il progetto di ricerca Parzell

Per rispondere a queste domande è stato avviato il progetto collaborativo “Analisi qualitativa e quantitativa dei PFAS in condizioni operative realistiche di elettrolisi PEM e celle a combustibile: rilevanza ambientale e definizione di misure”, in breve Parzell. Il progetto (01LF24640N) è finanziato dal Ministero federale dell’Economia e dell’Energia nell’ambito del programma di finanziamento della Ricerca Industriale Collettiva (IGF) e riunisce le competenze del Centro per la tecnologia delle celle a combustibile (ZBT), dell’Istituto per l’Ambiente e l’Energia, Tecnologia e Analisi (IUTA) e dell’Istituto per la Ricerca sulle Acque (IWW). Un comitato composto da 16 partner industriali, provenienti tra l’altro dai settori della tecnologia di analisi e misurazione, della tecnologia ambientale e della produzione di componenti e filtri, affianca il progetto. Il progetto studia le celle a combustibile PEM e le celle di elettrolisi in condizioni operative realistiche su scala di laboratorio. A tal fine, i ricercatori adattano gli appositi banchi di prova in modo specifico alle complesse esigenze di campionamento, al fine di rilevare potenziali emissioni di PFAS sia in fase acquosa che in fase gassosa.

Particolare attenzione è rivolta all’identificazione e alla quantificazione il più possibile complete dei PFAS. A tal fine, vengono ampliati i metodi di analisi esistenti e sviluppate nuove procedure. Oltre alle sostanze bersaglio classiche, si intendono identificare soprattutto i PFAS sulla base dei possibili meccanismi di degradazione.

Per la preparazione e l’arricchimento dei campioni vengono utilizzati e ottimizzati nuovi metodi in fase acquosa e gassosa. L’obiettivo è quello di riuscire a rilevare anche concentrazioni minime. Parallelamente, vengono esaminate le possibili perdite dovute all’adsorbimento all’interno dei componenti periferici, al fine di garantire la massima qualità possibile dei dati. Per l’analisi chimica vengono impiegate numerose tecniche all’avanguardia (GC-MS/MS, LC-HRMS, LC-MS/MS, AOF). Questi metodi consentono sia la quantificazione mirata di composti noti sia l’identificazione di strutture PFAS finora sconosciute. A integrazione di ciò, diversi materiali a membrana vengono sottoposti a esperimenti mirati di degradazione.

Infine, i partecipanti al progetto intendono sviluppare, sulla base dei dati sperimentali, un modello matematico che consenta di elaborare una prima previsione delle emissioni potenziali in diverse condizioni operative e di identificare le condizioni di funzionamento con emissioni minime. I risultati saranno utilizzati per valutare potenziali misure tecniche di riduzione delle emissioni(ad es. adsorbimento, decomposizione elettrochimica, strategie operative adeguate o ottimizzazione delle MEA).

Per un futuro sicuro delle celle a combustibile

Il progetto Parzell fornisce quindi importanti basi scientifico-tecniche per l’ulteriore sviluppo sostenibile dell’economia dell’idrogeno.Al centro dell’attenzione vi è la questione se e in che misura i PFAS vengano rilasciati durante il funzionamento degli elettrolizzatori PEM e delle celle a combustibile, quale rilevanza abbiano tali emissioni per l’ambiente e la salute e in che misura sia necessario lo sviluppo di contromisure tecnologiche.

I risultati non solo contribuiranno a colmare le lacune attuali nelle conoscenze, ma forniranno anche raccomandazioni concrete per i produttori, gli operatori e i responsabili politici. In questo modo, il progetto offre un importante contributo per coniugare la transizione verso un’economia dell’idrogeno a impatto zero con un elevato livello di tutela dell’ambiente e della salute.

Ulteriori informazioni sul progetto sono disponibili alle seguenti pagine:

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul nostro marchio gemello LABORPRAXIS